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Avvenimenti nazionali ed internazionali sul Futurismo e su altri temi correlati ampiamente documentati da comunicati stampa, testi critici ed immagini fotografiche.










































































































































































 




12 - 29
Futur Balla


Arte Centro, Milano

6 novembre - 20 dicembre 2008

a cura di Elena Gigli








12 -29 FUTUR CORNICE

       Balla e la cornice: un binomio sempre presente nella vita di un artista ma quasi mai studiato o analizzato. Continuando a vedere quadri su quadri di Balla ho capito che la pittura non resta circoscritta alla tela o al foglio di carta ma prosegue fuori per diventare parte integrante, viva, della nostra vita. Sembra quasi che Balla - incorniciando la sua pittura - non la voglia chiudere in una specie di scatola rettangolare ma lasciarla vivere sulle nostre pareti, nella nostra vita quotidiana anche 100 anni dopo, anche 1000 anni dopo. "... se il centesimo e' il principio del milione, e il millimetro del chilometro, anche i minimi tentativi futuristi possono essere il principio della nuova arte futura. E con questo, con una superstrafede indistruttibile, a rivederci fra qualche secolo", scrive Giacomo Balla nel 1927.

      Spesso la pittura, ovvero il disegno dell'immagine dell'opera, fuoriesce dall'opera stessa arrivando alla cornice stessa. Sembra quasi che non basti più la tela o la carta per rappresentare lo stato d'animo del pittore, sembra quasi che diventi necessario, fondamentale direi, oltrepassare quello statico confine dei perimetri pittorici per realizzare - completamente - l'opera d'arte. Leggiamo, insieme, cosa scrive l'amico-allievo Umberto Boccioni: "Per far vivere lo spettacolo nel centro del quadro secondo l'espressione del nostro manifesto, bisogna che il quadro sia la sintesi di quello che si ricorda e di quello che si vede. Bisogna rendere l'invisibile che si agita e vive al di la degli spessori, ciò che abbiamo a destra, a sinistra e dietro di noi, e non il piccolo quadro di vita artificialmente chiuso tra gli scenari di un teatro.

      Sfogliando l'album pittorico di questo piccolo mago torinese - arrivato a Roma per far fortuna nel 1895 - si trovano tanti lavori appesi alle pareti con le loro cornici. E' lo stesso Balla a farsi fotografare nella sua abitazione di via Oslavia con una cornice che inquadra il suo volto: un autoritratto nel ritratto, essere e non essere.

      Durante i primi anni del Novecento, troviamo Balla impegnato anche in opere dalla tematica sociale. Da notare il polittico Lavorano mangiano ritornano (meglio conosciuto come La giornata dell'operaio) del 1904 dove lo spazio trinitario definisce il tempo di una realtà proletaria: la costruzione di un edificio. Scandito da una semplice cornice colorata a mattoncini rossi, il palazzo in costruzione costituisce la scena unica, dilatata nei diversi pannelli, su cui si articola l'intera vicenda ben sottolineata dal titolo lavorano mangiano ritornano. "La cornice, a mattoni dipinti, e' immessa interamente nel significato del quadro. Per costruire un quadro, dice Balla, bisogna cominciare da zero, tutto e' importante: e' l'avvio della 'ricostruzione futurista dell'universo'".

      A volte, il progresso può prendere il sopravvento: gli emarginati, i poveri, la sofferenza umana diventano i temi cari a Balla per il ciclo dei Viventi. Nella tela La pazza, Balla rappresenta una donna colta di sorpresa, dai gesti articolati in un ritmo convulso sul terrazzo della sua casa-studio ai Parioli: dietro di lei, oltre la ringhiera del balcone, la natura di Villa Borghese. L'intera immagine viene racchiusa in una cornice colorata di celeste con un allegro divisionismo a puntini rossi, che riprende - non a caso - la scala cromatica dell'intera composizione.

      In seguito all'unione con Elisa Marcucci, nel 1904 nasce Lucia (nel momento futurista il suo nome diventerà Luce). Sei anni dopo, ancora con tecnica divisionista, Balla ritrae la bambina nella sua frontalità in un ovale incorniciato da lui stesso . "Sono bimbe e bimbi allegri e chiassosi che corrono su e giù per le scale del vecchio caseggiato e vanno dal pittore a farsi fare il ritratto; egli non volle altro e inizia fra storielle di ogni genere per divertire i ragazzini uno studio speciale di atteggiamenti spontanei di colore e di ambienti". La bimba Lucia e la ringhiera del balcone diventano - nel periodo futurista - il soggetto della tela quadrata Bambina moltiplicalo balcone (meglio conosciuta Bambina che corre sul balcone) dove Balla rappresenta, come in una sequenza cinematografica, il correre delle gambe della piccola sul balcone. L'intera immagine della bambina in corsa appare composta di grossi tasselli colorati che, come piccoli mattoncini cromatici, invadono la tela rendendo meno immediata la percezione della figura: gli stesi tasselli cromatici costruiscono in modo più astratto il quadrato della cornice. Proprio in questo 1912 Balla sviluppa il suo impegno su temi futuristi del movimento in opere come Guinzaglio in moto (conosciuto anche come Dinamismo di un cane al guinzaglio) o  I ritmi  dell'archetto (conosciuto anche come Le mani del violinista). Ambedue i movimenti - il correre del cane con le gambe della padrona come il violino tra le mani del suonatore - diventano il soggetto delle loro cornici: il disegno del guinzaglio per Guinzaglio in moto e la forma trapezoidale del I ritmi dell'archetto.

      Il Futurismo - di cui nel 2009 si celebra il centenario - coi suoi manifesti letterari e artistici celebra l'automobile, definita "più bella della Nike di Samotracia": in Balla diventa l'oggetto della sua nuova analisi, un freddo modello da laboratorio per la nuova sintesi che si chiamerà Linea di velocità, Velocità astratta. Esatta e scientifica come la dimostrazione d'un manuale d'ingegneria, ma poetica come una frustata liberty, la linea di velocità nel percorso artistico di Balla diventa una specie di personale marchio di fabbrica. Si parte da infiniti studi sui taccuini per arrivare - passando attraverso lavori più o meno grandi, realizzati con le tecniche più sperimentali - alle grandi opere esposte nelle mostre coeve e pubblicate sul volume di Boccioni Pittura scultura futuriste. "Ora, maggio-giugno 1913 il camerone che gli serviva da studio, imbiancato e vuoto, si va riempiendo di tele: Il cane al guinzaglio, Ritmi di un violinista, La bambina che corre sul balcone e poi gli innumerevoli studi delle auto in corsa. Nella parete di fondo il grande quadro Velocità astratta : questo quadro monocromo fa da fondo alle coloratissime tele della Linea di velocità che in quelle prime pitture e' la linea rossa dell'auto in corsa che si compenetra col paesaggio, che si arricchisce con il rumore o si dissolve dopo che l'auto e' passata". Alcuni di questi esperimenti vengono da Balla stesso incorniciati con delle cornici realizzate molto poveramente con travi di legno colorate dalla stessa pittura dell'immagine realizzata dentro. Esisteva un trittico composto da tre lavori con le medesime misure e le comici, studiato da Maurizio Fagiolo nel 1968 ma ora andato disperso: "Un'opera molto importante, in questa direzione di ricerca, e' un trittico sulla velocità di automobile dipinto nel 1913: il primo quadro e' una velocità astratta (l'auto in fuga sulla strada), il secondo e' una scena complicata dal rumore, il terzo (intitolato L'auto e' passata), presenta le linee dinamiche del cielo. E' quasi una risposta al trittico degli Stati d'animo di Boccioni". Infine, una mia scoperta di questo periodo, e' la grande tela Velocità astratta con la cornice dipinta che Balla manda all'amico Prampolini a Praga per la prima Esposizione Italiana d'Arte d'Avanguardia nell'ottobre del 1921. Esiste - infatti - una lettera di Prampolini a Primo Conti dove gli richiede opere per l'esposizione e conclude: "le opere dei migliori, come Soffici, De Chirico, Boccioni, Balla, Sironi, ecc. sono già qua".

      L'interesse di Balla per la cornice, come parte integrante dell'opera d'arte, prosegue anche durante il periodo bellico con le grandi opere interventiste incorniciate da semplici listelli colorati con il tricolore (semplici cornici dovute quasi sicuramente anche a causa delle difficoltà economiche). A tal proposito ricordo Le insidie del 9 Maggio accanto a Forme-volume del grido "Viva l'Italia" della GNAM di Roma, l'olio XX Settembre e la grande tela Canto tricolore realizzata nel retro dell'opera del 1900 Le fatiche di mio figlio. Anche il grande collage La guerre già Leonid Massine, presenta una cornice, molto semplice, ma autografa di Balla. Infine, il dramma bellico con le sue vedove viene rappresentato nella tela quadrata Corazzata+vedova+vento con una cornice dipinta con la stessa scura tavolozza della composizione. Molte di queste grandi opere trovano una chiara corrispondenza nelle simili realizzazioni esposte in questa mostra con cornici più o meno elaborate di Balla.

      Superata l'epoca eroica del Futurismo, Balla si interessa nuovamente al problema del cielo. Astronomo dilettante fin dagli inizi, negli anni Dieci esplora i misteri del dinamismo celeste con capolavori del tipo Orbite celesti o Spessori d'atmosfera; nel 1914 realizza una dozzina di lavori sperimentali partendo dalla visione del passaggio del pianeta Mercurio davanti al sole. Due anni dopo, anche in seguito agli incontri presso la società di teosofia del generale Ballatore a Roma, attraverso una costruzione geometrica di piramidi che dalla curvatura della terra si innalzano verso il cielo, Balla realizza un ciclo di opere dal titolo Trasformazioni Forme e Spirito. Anche in questa circostanza ci troviamo di fronte a lavori dove la pittura prosegue e si completa sulle cornici realizzate direttamente dall' artista.

      Appena finita la Grande Guerra, la Galleria Bragaglia a Roma ospita una grande personale di Balla: tra le 35 opere figurano anche tre Colpo di fucile domenicale. La versione presentata nella mostra di Milano 2008 (n. V.3)52 - riproposta ora nella mostra Balla Pittura Balla Scultura presso la Galleria Fonte d'Abisso di Milano - presenta una cornice dipinta dall'artista con gli stessi colori della composizione realizzata su carta e poi intelata direttamente da Balla proprio per la mostra da Bragaglia. Infatti la composizione e il disegno coincidono con l'immagine (da notare il particolare del nastro tricolore) al tratto pubblicata nel catalogo della mostra da Bragaglia (Roma 1918). La stessa costruzione cornice-composizione dipinta la troviamo in due tele intitolate sul retro Colpo di fucile e Volumi di paesaggio, esposta quest'ultima alla Galleria Centrale d'Arte di Genova nel 1919.

      Parallelamente a questa ricerca, Balla sviluppa ed espone opere legate al tema dell'energia panica della natura, e in particolare al ciclo delle stagioni, caratterizzate anche in senso psicologico. Balla torna, sul finire della guerra, a studiare natura e paesaggio come espressione di forze vitali cicliche e generanti (non a caso nessuna opera e' dedicata all'inverno), ossia come manifestazioni di energie che si esplicano in sensazioni, visive, olfattive e psichiche, da tradurre in forma plastica attraverso uno pseudo astrattismo biomorfico che, come ha notato Lista nel 2008, anticipa di un decennio i deliri di Salvator Dali'. Elaborate, sinuose e colorate sono le cornici dove Balla rappresenta il salire delle linfe vegetali in un paesaggio nella tela Morbidezza di primavera o lo sbocciare dell'iris espandendosi vorticosamente dal violetto al rosa al blue sia nella tela che nella cornice di Primaveriris. Infine il trittico delle stagioni, dove entro cornici modulate e colorate a seconda del tema trattato - Espansione di primavera, Estate, Dissolvimento d'autunno - Balla rappresenta i suoi stati d'animo. Per la primavera, ricalca il tema fluido del salire nel verde delle linfe vegetali, lasciando quasi incolore la sinuosa cornice; invece le forme geometriche ben definite a campiture piatte e colori accesi, con fasci triangolari di giallo intenso che dalla terra salgono verso il cielo, le troviamo nella tela Estate incorniciata di giallo; infine nel Dissolvimento autunnale si torna alla cornice sinuosa, dipinta di nero (l'autunno), a circoscrivere il cono di luce bianca attraversato da diagonali, in una perentoria discesa dal cielo, dissolvendo così il ritmo dell'autunno realizzato con le stesse tonalità della cornice. In questa mostra vengono presentati due bozzetti - provenienti da Casa Balla - con il tema delle Forze estive e del Dissolvimento autunnale incorniciati da listelli colorati.

      Tra il 1918 e il 1919 Balla dipinge una serie di quadri - dalle cornici originali nella struttura e nei colori - caratterizzati dal coinvolgimento dell'artista in prima persona, o perché egli e' presente idealmente o fisicamente nel quadro, o perché questi evocano fatti o episodi a cui ha preso parte, e di impronta gioiosamente umoristica. Alle famose feste mondane e artistiche che la marchesa Casati - conosciuta da Balla nel 1916 - dava nel suo villino romano di via Piemonte, sono ispirati opere come Iniezioni di Futurismo e Spazzolridente, acquistati nel 1932 da Marinetti. Entro una cornice decorata con gli stessi colori della composizione, Balla evoca una festa dove lui stesso aveva creato l'ambientazione e il costume metallico. Come viene sottolineto dal titolo Iniezione di Futurismo posto da Balla in basso a destra, il pittore inietta le forme e i colori del futurismo nello stile di vita dannunziano della marchesa Casati, riconoscibile a sinistra con l'abito rosso, il grande occhio raggiante, il pappagallo e la scimmia. Partendo da lei, troviamo poi Depero, Clavel e la contessa Lovatelli. La marchesa Casati col suo levriero, intenta a guardare un lustrascarpe al lavoro, diventa il soggetto della tela Spazzolaridente inscritto da Balla entro una cornice colorata in argento, quasi impercettibile ma che da luminosità all'intera opera.

      Ancora un po' enigmatico, invece, resta il soggetto della tavola quadrata Costellazione del genio, "arricchita da una grandissima cornice, dal formato assurdo, divisa come uno stemma in blu e rosso da Balla. [...] Sulla sinistra e' una specie di personaggio, formato apparentemente di cuori, nell'atto di sferrare un pugno; una sorta di manichino molto bizzarro. Sulla destra e' un personaggio più piccolo di statura [Balla], che incede in modo strano, ed e' circondato da orbite e da astrazioni dinamiche. In basso a sinistra e' il teschio degli arditi, al centro in alto una stella.

      Apriamo una parentesi. Nel settembre del 1919 Balla e' a Viareggio con la famiglia: colpito dalla forza del mare, realizza - attraverso diversi studi e bozzetti - una dozzina di tele della stessa misura (70 x 100): entro "bizzarre comici". Le comici vengono realizzate da Balla seguendo l'andamento ondoso del mare e colorate con la stessa tavolozza cromatica della composizione: grigio per il mare mosso dal libeccio o azzurro per la quello calmo con le barche a vela, rosa all'alba o bluette al tramonto....

      Degno di nota in questo contesto cornice-dipinto e' l'Autoritratto degli anni Venti, dove Balla si ritrae in una complicata elaborazione futurista dai colori accentuati in chiave psicologica e teatrale. "L'effetto era complicato da una macchinosa cornice che si vede in una fotografia che si fa scattare nel 1928 a valle Giulia, vestito nei colori allegri del Futurismo". Andata dispersa, la cornice viene ritrovata e riunita al dipinto da Maurizio Fagiolo nel 1986.

      Arte idealismo e' un'aspetto particolare dell'arte di Balla, come lui stesso ci dice in un appunto del 1926: "Il nostro IDEALISTA e' di un teperamentino (direbbe lui) che se l'intende assai meglio con le voci del infinito che con le nostre". In questa carrellata di opere con la cornice autografa, anche per gli anni venti mi soffermo su alcuni capolavori dalle tematiche più conosciute'. La perenne lotta del bene sul male, del positivo sul negativo, del futurismo sul passatismo trova chiari esempi in due tematiche del 1920 e 1923, qui presentate con le loro comici intagliate e colorate: Oscurantismo e progresso insieme a Espansionauree di pessimismo ottimismo. Nella prima, "la tematica futurista del trionfo della modernità [viene] individuato nella scienza che illumina l'ignoranza del passato, qui rappresentato dal fondo nero, sul quale si insinuano cunei adamantini di luce, dai colori acidi, che a guisa di lingue infuocate li avvolgono. L'intaglio della cornice, che segue nei triangoli grigi l'espansione delle radiazioni interne del quadro, porta all'estrema conseguenza l'intento di Balla di rendere il quadro un'opera omogenea". Nella tela Espansionauree di pessimismo ottimismo, Balla incornicia in una cornice colorata di nero a sinistra - il pessimismo - e di azzurro a destra - l'ottimismo - le sue "osservazioni e considerazioni di ordine sociale, studi di movimento e plasticità in tempi tumultuosi di lotte e contrasti. Pessimismo e ottimismo: contrasto, lotta di forze opposte e forze entrambe necessarie". Una cornice quasi più grande dell'immagine viene usata da Balla per realizzare l'opera Espansione - profondità - dinamica, regalo dell'artista stesso a Luigi Aversano. "La composizione, seguendo uno schema di diagonali incrociate [presenti anche nella cornice intagliata e colorata di grigio nda], si basa essenzialmente sul contrasto dinamico e cromatico tra la parte centrale emergente, luminosa e curvilinea, ed una serie di forme triangolari più scure che penetrano dai lati verso l'interno; infine un ulteriore effetto dinamico e' introdotto nella cornice, costruita dallo stesso artista secondo un motivo geometrico-ornamentale obliquo e basculante rispetto all'asse ortogonale del dipinto". Definito da Fagiolo "l'astrazione di una astrazione", il voler impostare una rappresentazione pittorica sull'uso del numero e della lettera diventa in Balla una costante di questi anni. Ricordo infatti l'opera dispersa LTI e la serie dei Numeri innamorati (in questa mostra presento la tavola in collezione di Massimo Carpi) accanto alla tela E' rotto l'incanto. "Quadro costruito letteralmente con le lettere della parola incanto, un'apparizione in r "rotta" da lame taglienti" , circoscritto da una cornice bombata e colorata di rosa. L'uso della parola per realizzare la cornice lo troviamo nella tela Le frecce della vita, dove le frasi realizzate a lettere cubitali occupano il perimetro della composizione e danno il senso dell'intera immagine: LE FRECCE DELLA VITA IDEALISMO ARTE LOTTE INSIDIE OSTACOLI AMBIZIONE AMORE. Come ha ben notato Livia Velani, "il simbolismo psicologico dell'opera e' anche espresso nello stesso anno da Un mio istante", dove l'artista si rappresenta costretto da forme cubitali colorate". L'opera presenta una doppia cornice realizzata e dipinta da Balla in rosa e giallo, gli stessi colori che dominano la lunga composizione con al centro, costruito da parallelepipedi arancioni, la sagoma di Balla. Il nostro piccolo mago torna a essere al centro della scena pittorica nella tela La seggiola dell'uomo strano, esposta da Balla alla I Quadriennale (Roma 1931). Entro una semplice cornice a listelli colorata di giallo ocra (il colore della nuova abitazione a via Oslavia), Balla si raffigura come uomo strano, al centro come una piccola sigla di linee incrociate. Davanti, quasi in primo piano la seggiola dell'uomo strano (una sua creazione) e a destra il paravento futurista verde e arancio (altra sua creazione). In alto a destra le due finestre che si aprono sul terrazzo e sulla collina di Monte Mario. Attraverso la porta della cornice, possiamo cosi entrare nella realtà familiare di un grande pittore del Novecento: via Oslavia 39b. Ma questo e' un altro capitolo.

 

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